Jam - marzo 2001

BEN HARPER: LIVE SU MARTE

di Giulio Nannini

Contrariamente a molti colleghi che ostentano il proprio ego parlando molto e pensando poco, Ben Harper pensa moltissimo e parla il giusto: solo per ricordare concetti fondamentali della sua vita. Lascia che a parlare sia la sua musica.

Ben Harper vive di emozioni e il suo obiettivo è quello di comunicarle a un pubblico di affezionati che da anni lo segue, soprattutto dal vivo, dimensione nella quale l’artista californiano sembra trovarsi a proprio agio. "Non ho molte ambizioni quando devo fare un concerto", ci dice nel corso di un’intervista telefonica. "Prendo la mia chitarra e mi impongo di accontentare le persone che sono venute lì per sentire quello che ho da dire. È come fare un viaggio anche quando non hai destinazioni ben precise: l’importante è andare. Quando riesco a portare il pubblico nel mio viaggio, allora vuol dire che sto suonando un buon concerto."

Esce proprio in questo mese un doppio live, contenente materiale proveniente dalle date del tour di Burn To Shine, il suo ultimo disco in studio. Il titolo provvisorio è Live On Mars e, sapendo che Harper non propone mai un concerto uguale all’altro, non si tratta del solito greatest hits in versione live (vedi spazio recensioni). "Non suoniamo mai una canzone due volte nello stesso modo. C’è un’evoluzione continua. Il nostro obiettivo è suonare una canzone meglio di come sia stata mai suonata in precedenza. È quello che cerchiamo di fare ogni volta. È un processo affascinante. Quando migliora la musica, allora migliora anche il mondo. Durante l’ultimo tour abbiamo registrato tutte le date su un 24 piste. È una buona rappresentazione della mia musica e abbiamo tantissimo materiale ancora da selezionare. Penso che sarà un disco capace di restituire un’immagine a tutto tondo della mia musica. Questo doppio live sarà diviso in due parti: un cd elettrico, con gli Innocent Criminals, in cui saranno inseriti circa dodici pezzi, e uno acustico, in cui suono da solo. Forse anche qualche canzone inedita."

"Durante il tour ci siamo divertiti a proporre delle cover, molte delle quali troveranno spazio nel disco", continua. "Brani come Sexual Healing di Marvin Gaye, Voodoo Child di Jimi Hendrix e Indifference dei Pearl Jam. Ci siamo divertiti a suonare una canzone in particolare di Hendrix: Manic Depression. Mentre la stavamo provando ci è sembrata perfetta per il concerto e non abbiamo più smesso di suonarla. Anche The Drugs Don’t Works dei Verve è stata una delle presenze fisse nelle scalette. Mi sarebbe piaciuto rifare All Apologies dei Nirvana ma non abbiamo avuto il tempo di provarla."

Potrebbe essere vissuta come una responsabilità il fatto di eseguire cover di artisti come Hendrix, Bob Marley o Marvin Gaye, ma Ben sembra non farci caso. "La loro musica mi è entrata talmente dentro che per me è un piacere suonarla. Uno dei modi migliori per portare rispetto a questi grandi musicisti è quello di suonare le loro canzoni."

Anche se i maligni sono convinti che si decida di pubblicare un live o un greatest hits quando si attraversa una fase di crisi creativa, Ben Harper sostiene con convinzione che la sua scelta è nata dall’esigenza di vestire le sue canzoni con altri abiti, mostrandole con una maggiore energia, stimolata automaticamente dall’adrenalina live.

Il vero punto di forza dei concerti di Ben è la commistione sonora che si crea fra lui e i componenti degli Innocent Criminals, il gruppo che l’accompagna dal vivo. "Ho conosciuto Juan Nelson grazia a un mio amico. Poi ho incontrato Leon Mobley sempre tramite la stessa persona. Con Oliver Charles è andata diversamente: stava suonando in un club non più grande di un comune tavolo da cucina. All’epoca aveva solo diciotto anni e mi colpì per come suonava nonostante fosse giovanissimo."

A detta di Ben, gli Innocent Criminals lo hanno aiutato a migliorare sia come musicista che come persona. La collaborazione reciproca e lo scambio di positive qualità individuali hanno innalzato il livello di ciascuno, soprattutto perché i vari musicisti hanno vissuto svariate esperienze personali e hanno background diversi. L’interscambio con i colleghi sta diventando ormai un perno fisso nella carriera artistica di Ben Harper. Nel mese di luglio è stato in tour con la Dave Matthews Band, un’esperienza che ricorda con entusiasmo e coinvolgimento. Nell’elenco delle partecipazioni c’è anche la cantautrice Beth Orton: "Siamo molto amici e lei è meravigliosa. È una regina".

Ben ha recentemente partecipato al disco Badlands: A Tribute To Bruce Springsteen’s Nebraska con una propria versione di My Father’s House. "Sono un fan di Springsteen e avrei voluto rifare Atlantic City, dato che è una canzone che conosco molto bene e non avrei quindi avuto problemi a suonarla. Ma era già stata assegnata. Insomma, l’unica canzone rimasta scoperta era My Father’s House, che comunque era la mia seconda preferita, perciò mi è andata bene comunque e sono riuscito a cavarmela abbastanza bene."

La musica di Ben Harper è un calderone di inconfondibile originalità, che trova le sue radici nella musica afroamericana così come nel soul. I suoi quattro album in studio hanno offerto un caleidoscopio variegato e allo stesso tempo esplicativo di uno stile personale. Nella sua musica scorrono tutti i grandi riferimenti del passato, dai Led Zeppelin a Jimi Hendrix, da Bob Marley a Sly Stone. Ha iniziato a fare pratica sulla chitarra avvantaggiato dal lavoro dei nonni, che gestiscono dei negozi di strumenti musicali. La musica ha sempre fatto parte della sua vita. "Ho scoperto la chitarra probabilmente nello stesso modo in cui Beethoven scoprì il pianoforte. Ti piace un suono e vai avanti continuando il tuo discorso musicale." Ben non hai mai ricevuto un’educazione musicale formale, è autodidatta. Ha imparato a suonare ascoltando molti dischi e osservando altri musicisti. "Se dovessi imparare a leggere la musica, non avrei più tempo per suonare, non credi?"

La chitarra slide, specialmente nella musica blues, rappresenta ancora oggi una radicata tradizione, e proprio parlando di bluesman, Ben individua in Jimi Hendrix, Robert Johnson, Blind Willie Johnson, Mississippi John Hurt e Muddy Waters i suoi preferiti. "Penso che Bob Marley sia uno degli artisti che mi ha influenzato maggiormente. Lui è tutto. È uno di quelli che ha lottato per qualcosa, per le cose in cui credeva."

Mentre la discussione prende le più svariate tangenti, Ben Harper mi appare sempre più come una persona difficile, complicata. Anche i suoi testi lo confermano. Affronta temi importanti e universali come religione, fede, politica, razzismo, inquinamento, sfruttamento del terzo mondo e aspetti più personali come amicizia, amore e odio. E per ogni argomento Ben prende una posizione, non si nasconde davanti a facili generalizzazioni. La scelta di esporsi, anche a rischio di apparire vulnerabile, ci porta inevitabilmente a sapere come la pensa. E penso che sia proprio questa onestà intellettuale, riflessa anche nella sua musica, a innescare quel sentimento di ammirazione mista ad emulazione di molti suoi fan. Quando canta sembra quasi che stia pregando. Sicuramente Ben crede in Dio e ce lo conferma anche di persona. "Sì, credo in Dio ma penso che ognuno debba avere un rapporto personale con la fede ed esprimerla come vuole. Io lo faccio ogni giorno (la voce si fa più appassionata, nda) anche se non in maniera esplicita. A volte resta nascosta dietro le parole. Io cerco di esprimere la mia fede attraverso la musica. Mi piace cantare e comunicare emozioni."

Anche se molta gente si sente spiritualmente legata alla sua musica, Ben Harper non si interroga sull’attuale situazione religiosa. La reputa una cosa molto individuale e si considera una persona che sta ancora cercando lo spirito: "La differenza fra me e un predicatore è semplice: un predicatore ti dice in cosa credere, io ti dico solo quello in cui io credo".

I testi delle canzoni di Ben contengono spesso dei riferimenti politici, anche se per lui è un argomento troppo ampio da poter essere sintetizzato nel corso di un’intervista telefonica. "Io credo nella forza della musica e penso che essa sia in grado di rendere le persone più forti. Politicamente non ho niente da dire. Ho invece una canzone da cantare." Per quanto riguarda la composizione, lascia che l’ispirazione si faccia strada da sola, principalmente tramite la chitarra, ma a volte anche col pianoforte. "È una sensazione piacevole e soprattutto non ci sono tempi fissi. Proprio ieri sera ho finito di scrivere una canzone".